I Teatrini di Paola Neri

con poesie di Simonetta Paloscia

dal 28 settembre al 12 ottobre 2019


Inaugurazione: sabato 28 settembre 2019 alle ore 18


L’Armadillo Atelier è lieto di presentare Paola Neri.


In mostra i Teatrini, sofisticate costruzioni che evocano infinite suggestioni, tavole assemblée e fotografie, accompagnati dalle poesie di Simonetta Paloscia.



Paola Neri espone i suoi nuovi “Teatrini” sempre più presenti ed esistenti nella sua vita e nella mia. Dopo la sua prima bella esposizione, preziosa, attenta e rigorosamente condotta, oggi noi apprezziamo con immutato interesse lo sviluppo formale e compositivo delle sue opere e ancora una volta percepiamo, osservando il suo prezioso e meticoloso lavoro, quanto sia grande sottile e sofisticata la ricerca che dà corpo al suo mondo. La necessità di una verifica formale e direi esistenziale, di una attenta costruzione-creazione di forme spazi e colori, tradisce positivamente il suo interesse, iniziato anni fa e oggi ripreso con una nuova approfondita volontà, per un suo specifico mondo che la ricollega agli anni di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino e all’opera che potremmo dire illuminante di Fausto Melotti oggetto della sua tesi finale.

Credo che sia importante capire cosa, come e perché l’Artista abbia finalmente deciso di riprendere a dare corpo al suo mondo, ai sogni e alle realtà accomunate da una sicura, sofferta esigenza di esprimere la sua creatività mai sopita. I “Teatrini” sono piccole ma complesse costruzioni realizzate con frammenti di forme, colori, specchi che costituiscono le componenti di queste creazioni, composizioni di immagini che riflettendosi ricreano altre immagini dando vita, ad una infinità di suggestioni e trasmissioni dell’anima stessa dell’autrice.

È con piacere enorme che a volte, ma raramente Paola mi chiede di veder nascere i suoi “gioielli”, un tempo ero oggetto anche di richieste di pareri ma oggi sono ammesso solo per una eventuale approvazione che non può e non manca mai visto i risultati non discutibili. Mi piace pensare che l’autrice dei “Teatrini” si immerga nei suoi spazi e li viva ricostruendo se stessa ed interpretando di volta in volta i personaggi che ne abitano l’interno e assapori le emozioni che le scene possono procurare e trasmettere a chi guarda e soprattutto a Lei creatrice di sogni.

Le poesie di Simonetta Paloscia in questa occasione descrivono e commentano le opere di Paola dimostrando una profonda comprensione della persona alla quale sono dirette e soprattutto una ben radicata capacità di conoscenza della struttura del fare poesia. Nella traduzione poetica delle sensazioni legate alle opere presentate i riferimenti culturali tradiscono la puntuale visione di Simonetta dove una Paola culturalmente avvertita si unisce al suo essere donna anzi come dice Simonetta “Prima donna avvolta nella stagnola di un cioccolatino” dove è presente la capacità poetica di cogliere e farci partecipi della sua innocenza infantile coniugata con la malinconia metafisica dei suoi teatrini solitari “nuovi credi senza ideologia… manichini lievi erranti nelle nostre vite”.

Domenico Viggiano



Teatrini volanti

di foglie e piume

Restano sospesi

fra cieli e terre di nessuno

Comunicano messaggi

di armonie celesti

In queste terre

popolate da fantasmi



Il theatrum mundi è la secolare rappresentazione gerarchica e binaria di un mondo fatto di ambigue identità, contingenti verità e seduzioni che giustificano e si contrappongono ad un altrove trascendente più alto. Ma se questo sinolo su cui è costruita la certezza dell’esistenza umana si interrompesse improvvisamente? Se la coscienza sopravanzasse la codardia di cui è accusata nel dialogo dell’Amleto, cosa vedremmo? Ecco che di quelle forme solide, e consuete, tanto familiari da definirle reali, rimarrebbe la costante uomo, come l’aveva definita in una delle sue favole spirituali Fausto Melotti. E noi potremmo domandarci cosa potrebbe accadere se alla costante uomo sostituissero la costante donna.

Da tutto questo, dalla maieutica con Melotti, con Calder, con Licini, con Viggiano, dal dialogo aperto con l’architettura e la giustapposizione metafisica dechirichiana, così come dal quotidiano vivere consapevole e rispettoso della propria essenza e dall’amore frantumato come becchime, briciola per briciola, nascono i teatri di Paola Neri. Si percepisce, nel silenzio delle composizioni mute la potenza della scultura, il colore della pittura, la geometria dell’architettura, si percepisce non la rappresentazione, ma la vita che trascende quello spazio chiuso, limitato dalle scatole recuperate, dalla carta che finisce, dalle foglie che vanno rinsecchendosi.

Uomini e donne, dei e divinità, linee tonde e linee acuminate, sottili eleganti, s’incontrano a congresso tra cartoni ondulati, polistirolo e triangoli di carta, entro stanze vuote in cui il bianco si bilancia con il nero, in cui l’ombra non è fugate incostante, come nella platonica caverna, ma essa stessa si fa parte necessaria. Piccoli Polifemo fatti di stecche di gelato e poggiati su piedistalli di polistirolo attendono il loro Nessuno ieratici e sornioni, agghindati a festa come nel giorno della loro ultima fine. Foglie autunnali su fili di ferro ballano il loro fox-trot senza essere osservati, piccoli spicchi di luna fluttuano improvvisi nell’abbacinante semplicità della scena.

L’essenzialità di una forma che non si destruttura mai e che imprime alla materia l’emozione è la poiesis dell’artista che, compiuta l’analisi ed elaborata la sintesi, ci ridona il caleidoscopio magnifico delle nostre emozioni incostanti.

Davanti a questi teatri, come gli antichi greci, ci interroghiamo sul rapporto tra lo spazio, il tempo e l’azione, non solo del nostro narrare, ma anche del nostro esistere, e anche qui l’artista interrompe improvvisamente qualsiasi tentativo di rappresentazione unitaria inserendo una serie di scatti fotografici che fermano l’attenzione di sguardi soggettivi su frammenti del mosaico.

Questi costituiscono talvolta una narrazione nella narrazione, più spesso squarci isolati che si accendono, come improvvisi sorrisi o si aprono come paure. Hic et nunc.

È l’albergo della vita di Paola Neri, con la sua grazia, la sua compassione, il suo dolore, la sua gioia raccontati stanza dopo stanza, attimo dopo attimo, in un motel fatto di molti piani ed infinite camere che si affacciano sulla piazza dove è montato un palcoscenico per una festa di nozze, come lo stare innanzi ad un recinto, come un presepe (prae/saepes) che mai si fa prigione.

Per i curiosi del retrobottega, non rimane altro da comprendere che i Mangiafuoco della nostra vita siamo soltanto noi.

Enrico Sartoni



Lo studio di Paola Neri

Biografie


Paola Neri è nata a Senigallia nel Gennaio 1963, consegue la Maturità Artistica all’Istituto Statale d’Arte A. Apolloni di Fano e successivamente il Diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Vive e lavora a Firenze dal 1995, città che ha accolto le sue prime esposizioni alla Galleria d’Arte Mentana dove ha svolto il ruolo di assistente artistica e alla libreria Brac dove ha proposto tre serie di scatti fotografici con diverse tematiche: Emozioni, Il cielo sopra l’Arno e Vegetalia all’interno dell’iniziativa espositiva Art Brac’s art on table. Alcune sue opere sono pubblicate su Tuscany Contemporary Photography Volume 1, edizione 2015 WF edizioni-Synersea Lucca. Varie sono le tecniche di cui si avvale per le sue creazioni artistiche, dall’acquerello, alla fotografia, al collage, ai più recenti Teatrini, sofisticati “luoghi” dove convergono emozioni e tecniche.


Simonetta Paloscia è nata a Firenze il 17 febbraio del 1956, si è laureata in Scienze Agrarie all’Università di Firenze e attualmente è Dirigente di Ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche all’Istituto di Fisica Applicata dove si occupa di osservazione della Terra dallo spazio. Appassionata di arte anche per eredità familiare ha sempre coltivato la poesia e ha pubblicato nel 2011 un libro di poesie “Cristalli” scritte fra il 1980 e il 1999, con miolibro.it.



INAUGURAZIONE:

Sabato 28 settembre 2019 ore 18

Via del Porcellana, 51r - 50123 Firenze


La mostra rimarrà aperta

fino al 12 ottobre 2019

Orario mostra:

dal lunedì al sabato 10-13 e 15.30-18.30

Ingresso gratuito


Per informazioni:

Tel. 055 0461654

Email: larmadillo51r@gmail.com

Web: www.armadilloatelier51r.com


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